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Montalto delle Marche

Il Comune

Montalto delle Marche è un comune di 2258 abitanti della provincia di Ascoli Piceno che si trova ad un’altitudine di 513 metri sul livello del mare. È situato nella fascia collinare che va dalla costa Adriatica alla Catena dei Sibillini, ad una distanza percorribile in venti minuti, sia dal mare che dalla montagna. Il territorio comunale nelle sue caratteristiche morfologiche, si estende su una superficie di 34,11 km2. La composizione abitativa è strutturata in un insediamento centrale, costituito da Montalto capoluogo e due frazioni: Porchia e Patrignone, oltre ad un agglomerato urbano di una certa consistenza in contrada Lago. Le frazioni di Porchia e Patrignone sono paesi di origine medievale con parti di mura di cinta e torri ancora esistenti, un tempo comuni autonomi.

Storia

Il territorio di Montalto era sicuramente frequentato già nella preistoria e in effetti nel Museo Civico Archeologico ritroviamo numerosi reperti risalenti al periodo del Neolitico (6.000 a.C.) e della cultura appenninica (2.500 a.C.), picena (VII sec. a.C.), romana e successive.

Nel sec. XIV le comunità locali si organizzano nei liberi comuni di Montalto, Patrignone e Porchia. Nel 1418 Montalto elegge autonomamente il Podestà e nel sec. XV è terra di Consulta dove si tengono le sedute del Presidato Farfense. Il Cardinal Montalto, poi Sisto V, figura centrale nella storia di questo paese, consolida l’autorità della sua città nel territorio con la costituzione del Presidato di Montalto nel 1586. Nel 1798, durante l’invasione Francese, Montalto insorge. Il Vescovo Mons. Castiglioni, futuro Papa Pio VIII, viene arrestato per ordine di Napoleone e deportato a Mantova. Con la restaurazione del 1816 Montalto diviene Capoluogo di distretto e include i Governi di Amandola, Offida, Ripatransone e dal 1832, quello di San Benedetto del Tronto.

Luoghi di interesse artistico-culturale

L’edificio più imponente, nonché simbolo del paese, è la Basilica Cattedrale S. Maria Assunta che si staglia con la sua alta torre campanaria. Venne costruita per volere di papa Sisto V a partire dal 1589, quando venne posta la prima pietra, e si impiegheranno i successivi trecento anni per portarla a termine. L’anno successivo il papa morì e i lavori proseguirono grazie al Cardinal Montalto, Alessandro Peretti che commissionerà ad Annibale Carracci la Madonna Montalto, un notevole dipinto oggi conservato a Bologna. Negli anni 1652-1660 i lavori continuarono per merito di Mons. Girolamo Codebò , che spenderà oltre 1415 scudi, realizzando la scala di collegamento tra la chiesa inferiore e la chiesa superiore, quest’ultima concepita a croce latina a tre navate e dodici cappelle laterali. Inoltre verranno innalzati i pilastri che vanno verso il coro, coperte le due sagrestie e infine verrà costruita la scala a chiocciola, che sale dalla cripta fino alla torre, oltre a diverse cappelle, come quella della Madonna della Misericordia e della Madonna di Reggio. Nei secoli successivi ulteriori apporti verranno dai vescovi Ascanio Paganelli, Francesco Saverio Castiglioni (poi papa Pio VIII), Eleonoro Aronne e Luigi Bonetti. Il Cardinale montaltese Luigi Sacconi provvederà a buona parte della spesa per la decorazione interna affidata al pittore Luigi Fontana di Monte San Pietrangeli, formatosi all’Accademia di S. Luca a Roma e acuto osservatore dei grandi Maestri del Cinquecento italiano.

Proprio di fronte alla basilica sorge invece il Palazzo della Signoria, o ex Seminario dove oggi è situato il Museo Sistino Vescovile. L’idea di costruire il Seminario risale ai primi tempi in cui sorse la stessa Diocesi, ma si realizzò in realtà successivamente per opera di Mons. Codebò che riuscì a realizzare questo progetto quando, nel 1652, venne chiuso il Monastero di S. Agostino, in seguito alla Bolla Istaurandae di Innocenzo X con la quale si decretava la chiusura di tutti i conventi d’Italia che non avessero avuto rendite sufficienti. Da quel momento tutte le rendite della Chiesa e del Convento vennero destinate alla costruzione del seminario.

Esso ebbe un periodo di notevole prosperità con Mons. Accoromboni: crebbero i redditi e il numero degli alunni; vi erano insigni Maestri di Grammatica, Umanità, Canto e Filosofia e vi si tenevano frequenti dissertazioni accademiche.

Salendo invece verso la parte alta del paese troviamo in cima la Casa di Sisto V dalle cui terrazze si gode uno splendido panorama a 360° sull’orizzonte; un po’ più in basso c’è la piazza principale Umberto I, delimitata dall’antico Palazzo Comunale con l’elegante Torre Civica, in cui è contenuto l’Archivio storico e la Biblioteca, il Palazzo Municipale attuale e a nord-est la Chiesa di San Niccolò. Quest’ultima, in stile barocco, venne ricostruita e ristrutturata nel periodo 1647-1653, come si rileva dalla data apposta sulla facciata in travertino. Di stile barocco è anche la Chiesa di Santa Chiara annessa all’antico monastero delle Clarisse che anticamente era abitazione di Sebastiano Franchi, un gentiluomo montaltese molto pio che volle con i suoi beni erigere un “Monastero di Vergini” sotto la regola di Santa Chiara. Al suo interno si trovano una statua in pietra di S. Chiara del XV sec. e una bellissima tela raffigurante la Trinità della fine del XVI sec.

Spostandoci invece verso Montedinove, in contrada Cese, troviamo il piccolo Convento di S. Francesco delle Fratte, chiamato così proprio per la folta vegetazione che lo circonda e che tradizione vuole sia stato costruito per volere dello stesso S. Francesco. La struttura muraria ed alcuni elementi architettonici suggeriscono un’origine romanica della costruzione anche se in effetti è stato modificato e restaurato diverse volte tanto da non conservare quasi nulla dell’impianto originario. Inizialmente era strutturato su un unico piano, poi fu probabilmente Sisto V che sviluppò un ulteriore piano superiore. La Chiesa di S. Francesco è molto semplice, a navata unica, con copertura a capriata e abside con volta a botte. È costituita da cinque altari e ricca di molti affreschi che, in seguito al degrado, sono venuti alla luce in tutta la loro bellezza proprio per il progressivo distacco dello strato di calce con cui erano ricoperti. Fuori dalla chiesa, dietro la Cappella della Madonna della Pace, è conservato un affresco con la Vergine, la Maddalena e San Giovanni dipinto negli anni 1530-33 da Giacomo Bonfini, pittore di Patrignone. Sotto l’altare Maggiore, dove a tutt’oggi è ancora presente un vano, vi era probabilmente il corpo di S. Aurelio venerato in questa chiesa e ad oggi in Cattedrale. Questo convento fu abitazione di Frate Felice Peretti, futuro Sisto V e di suo zio Padre Salvatore Ricci che qui lo ricevette ed educò.

Spostandoci invece verso le frazioni vicine troviamo Patrignone con un centro medievale ben conservato di prestigiosa tradizione culturale. Bisogna ricordare che esso è patria di Antonio Bonfini umanista di fama internazionale, primo storico della nazione ungherese. Di particolare pregio la Chiesa di Santa Maria in Viminato, in stile romanico, contenente affreschi dei sec. XIV, XV, XVI appartenenti al Pagani, a Paolo da Visso e Francesco Agnello, e un tabernacolo ligneo, raffigurante un tempio, opera di Desiderio Bonfini che nacque proprio a Patrignone nel 1576. Inoltre è possibile ammirare anche Palazzo Bonfini, del sec. XV-XVI, con una facciata in pietra a tre ordini di finestre e una porta del secolo XIII con iscrizione gotica del 1263 riguardante il Re Manfredi, e ulteriori due chiese: la Chiesa dell’Annunziata costruita a partire dal 1508, contenente pregevoli affreschi all’interno, e la Chiesa della Madonna delle Grazie del XVI sec. che conserva un affresco del XV secolo e lampadari di Murano del XVIII sec.

Ugualmente la frazione di Porchia, situata a circa 3,5 km dal paese, presenta frammenti del passato medievale che si colgono in tutta la struttura del paese. Nella Cripta della Chiesa di Santa Lucia si possono ammirare una pregevole tavola del Pagani e una stupenda Natività del XV secolo. Tutt’intorno al centro abitato del paese si ammira un’alternanza geometrica dei frutteti con i campi coltivati ad orto tra i quali svetta imponente il torrione dell’antico Mulino di Sisto V che un tempo fu anche Zecca di Montalto.

Polo museale “Città di Sisto V”

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La Pinacoteca allestita con moderne tecnologie è ubicata all’ultimo piano del palazzo municipale. In essa vi sono raccolti paramenti, dipinti ed opere di vario genere salvate dalla dispersione e tutte sistematicamente restaurate. E’ divisa in quattro sale principali: una dedicata a Montalto, anche detta Sala Sistina, e le altre dedicate a Patrignone, a Porchia e a Valdaso a significare l’unità territoriale delle 4 comunità che attualmente costituiscono il comune di Montalto. Tra le opere più interessanti troviamo gli arredi e abiti dei Magistrati (chiamati Priori) della fine del ‘500 e le medaglie d’oro che Papa Sisto V volle a corredo del loro abbigliamento; inoltre troviamo il quattrino della già citata zecca di Montalto. Per quanto riguarda le opere pittoriche è possibile ammirare alcuni dipinti a soggetto sacro del XVII – XVIII secolo, un raro dipinto ad olio su rame raffigurante l’adorazione dei Magi del sec. XVII, e una serie di ritratti, tra cui quelli di Papa Sisto V e di sua sorella Camilla Peretti. Inoltre vi sono conservate una porta della città del XVII secolo in legno intagliato, detta Porta dei Leoni, e una raccolta di fotografie storiche di Montalto e del territorio della fine dell’800 e dei primi del ‘900. In una stanza è stato ricomposto lo studio dell’architetto Giuseppe Sacconi, autore dell’Altare della Patria a Roma e un’altra sala è stata allestita per essere dedicata al pittore Osvaldo Licini (1894-1958), artista piceno di assoluto rilievo nel panorama della pittura del Novecento. Studiò all’Accademia di Belle Arti di Bologna e di Firenze e conobbe artisti del calibro di Morandi, Picasso, e Modigliani. In questa sala sono contenuti dieci disegni originali con firma autografa che danno l’idea del percorso artistico di Licini, dal periodo figurativo fino alla straordinaria astrazione espressa dallo schematismo essenziale dell’Angelo di Santo Domingo.

Il Museo delle Carceri del Presidato Sistino, ubicato ad un livello intermedio tra il piano terra e il primo piano del palazzo municipale, ha al suo interno essenziali arredi ricostruiti sulla base di un Inventarium del 1604 che, unitamente ai graffiti ed ai disegni dei reclusi sulle pareti delle celle, contribuiscono al recupero della dimensione storica dell’ambiente. Al suo interno è istallato un impianto fonico con cui si raccontano le storie autentiche dei carcerati drammatizzate dalla compagnia teatrale “Teatro delle Foglie”. Per oltre quattro secoli attraverso questa struttura carceraria sono transitati criminali colpevoli di fatti delittuosi di ogni tipo, talvolta compiuti con gli stessi oggetti del quotidiano lavoro agricolo, trasmutati in pericolose armi di offesa, come un rastrello e una falce; storie di persone povere, carcerate per debiti contratti in conseguenza di carestie ed epidemie, come quella di Francesca da Force che incarcerata per debiti, alla fine del ‘500, decide di vendere i pochi averi che le sono rimasti per soddisfare i creditori e riacquistare la libertà. Ma anche colpevoli di fatti molto più gravi sono transitati in questi luoghi in seguito a sequestri, estorsioni, omicidi e attentati ai beni ecclesiastici, come Innocenzo Michelini, impiccato per aver incendiato nel 1745 la Chiesa di San Gregorio a Montelparo.

La realizzazione del Museo Archeologico è recente, l’inaugurazione è del 1999, però la sua formazione e programmazione risale al 1975-76, periodo in cui fu creato il Deposito dei Beni Culturali ed Archeologici, primo nucleo dei Musei civici di Montalto. Il Museo vuole ripercorrere, con la documentazione dei materiali, le varie fasi storiche del territorio di Montalto e del circondario per cui è stata curata una disposizione cronologica delle vetrine che partendo dalla preistoria arriva fino all’epoca romana.

All’ingresso del museo, accompagnati dai pannelli descrittivi delle varie epoche storiche riferite al Piceno ed alla regione Marche, si inizia il percorso cronologico, a partire dal materiale fossile, come conchiglie e vegetali, per poi passare ai primi manufatti litici della preistoria, che vanno dal 5000 al 2000 a.C. Sono esposte cuspidi di freccia, lame oltre che nuclei di selce, alcune piccole macine in pietra e resti di ossa animali recuperate sempre nel contesto territoriale. Tutti i reperti descrivono un discreto numero di insediamenti del periodo Neolitico disseminati nelle varie contrade di Montalto.

Nella sala successiva si passa dal 1000 a.C. fino alla civiltà picena (IX- III secolo a.C.). Si possono ammirare alcuni manufatti in selce come cuspidi di freccia, lame bifacciali e punte di lancia, che possiedono una fattura più curata e raffinata. Anche il materiale in terracotta, comincia a presentare un gusto più raffinato e attento non solo alla praticità ma anche a qualche elemento estetico nonostante essa sia ancora molto rozza perché non veniva ancora utilizzato il tornio per la produzione di vasellame. Una formella di pietra utilizzata per la fusione in bronzo di monili, attesta la presenza in questo territorio anche di artigiani lavoratori di metalli. Un ago ricavato da un osso vicino a delle conchiglie forate ricordano l’utilizzo come pendenti di collane. Nei frammenti ceramici si distinguono diverse anse zoomorfe e bordi di vasellame decorato a motivi geometrici in materiale buccheroide, ceramica di colore nero ad imitazione del bucchero etrusco.

Un’ultima sala, anch’essa ampia con una volta a botte e i resti di un maestoso camino che ricordano l’antica funzione di abitazione di questi locali, è dedicata al materiale di epoca romana concernente il periodo che va dal III secolo a.C. al IV secolo d.C.. I reperti sono esposti secondo le varie tipologie d’uso e secondo i materiali. Vi si trovano materiali da costruzione in terracotta, materiale edilizio, come embrici con diversi tipi di bollo che avevano la funzione di marchi di fabbricazione, e si è cercato di ricostruire anche la struttura di una villa rustica di epoca romana. La piantina riproduce e segnala la presenza di una villa rustica in contrada Valle di Montalto da cui provengono molti materiali: frammenti di intonaco con segni di pittura, frammenti di mosaico ed altri materiali per la pavimentazione come delle formelle in terracotta. Inoltre vi si possono ammirare frammenti di vasellame con molti coperchi, anse e frammenti di ceramica di uso comune, lucerne quasi integralmente conservate, oltre ad anfore di vario tipo. Troviamo infine anche materiali di bronzo e di vetro come frammenti di serratura, chiodi, l’elsa di una spada e un coperchio di lucerna a forma di viso di bambino, oltre a varie monete romane molto importanti perché forniscono la testimonianza cronologica degli insediamenti che sono stati scoperti. Una vetrina è dedicata ai reperti di ferro e di piombo in cui si trovano diverse ghiande missili che vennero utilizzate nella guerra sociale tra i piceni e i romani. Nell’ultima parte del museo si conservano due reperti di notevole rilevanza: la signora degli animali o Artemide, recuperata nel territorio di Monterinaldo non lontano dal santuario ellenistico del II-I secolo a.C. di Contrada Cuma e un Dolio proveniente da contrada Valle, vicino alla Valdaso. Quest’ultimo era stato utilizzato per la sepoltura di un bambino ma generalmente serviva per conservare il grano, l’olio o altri materiali prodotti dall’attività agricola. Sono qui collocate anche due basi di colonne di travertino provenienti dalla contrada Sant’Emidio dove oggi è presente un’antica chiesetta romanica. Nelle adiacenze della Chiesa di S. Emidio sono state recuperate diverse monete ed altri reperti che attestano un insediamento romano preesistente alla chiesa romanica .

Sempre nel palazzo Municipale, scendendo nei sotterranei, troviamo il Museo L’acqua, la Terra e la Tela. L’ambiente offre una suggestiva architettura con volte reali, archi, un antico pozzo per l’acqua nonché un piccolo labirinto di grotte con incroci di cunicoli a volta. Esso raccoglie i preziosi strumenti della civiltà rurale della campagna circostante tutti ben conservati o restaurati. Sono esposte le pale lignee di un mulino ad acqua la cui struttura è ancora presente in contrada Tesino; un “mascherone” di pietra di un’antichissima fontana pubblica, un carro agricolo marchigiano integro e vistosamente decorato, svariati telai di diversa provenienza, macine in pietra e contenitori in travertino lavorato. Il percorso è accompagnato da pannelli descrittivi a carattere didattico.

Infine nell’edificio dell’ex seminario vescovile si trova il Museo Sistino Vescovile, inaugurato nel 2002, che ospita opere d’arte provenienti da Montalto e dalle frazioni di Porchia e Patrignone. Si possono ammirare i paramenti ricamati in filo d’oro appartenuti ai primi vescovi della città (in particolare si ricorda la pianeta di Francesco Saverio Castiglioni, elevato al soglio pontificio col nome di Pio VIII nel 1829), una croce dipinta del XIII secolo, pitture, sculture lignee, suppellettili in argento e una notevole collezione di croci processionali databili dal XIV al XVI secolo, recentemente restaurate dall’Opificio delle Pietre Dure di Firenze. Sicuramente il pezzo più importante di tutta la collezione è il Reliquiario di Montalto, capolavoro assoluto di arte orafa francese del secolo XIV, realizzato in diversi materiali come oro, argento gemme e perle. L’esecuzione del prezioso manufatto va ricollegata forse alla bottega parigina di Jan du Vivier, fino a pervenire nei tesori pontifici, dopo aver sostato presso importanti collezioni principesche del Quattrocento, come quella di Federico IV del Tirolo, di Lionello d’Este a Ferrara e di Pietro Barbo (futuro Paolo II) a Roma. Nei Sacri Palazzi dell’Urbe lo trovò papa Sisto V che poi volle donarlo al suo paese d’origine.

Tra i doni sistini si può ammirare anche il maestoso parato di Sisto V, comprendente un grande piviale con pianeta, stola, manipolo e la borsa di corporale, oltre a due tonacelle ed un paliotto con lo stemma pontificio.

EVENTI

La festa più famosa che si tiene a Montalto è la “Notte delle streghe e dei folletti” che si tiene ad agosto e che per tre giorni vede la trasformazione dell’intero centro abitato in un mondo fatato abitato da folletti, fate e ogni personaggio della tradizione magica che affascinano  e coinvolgono grandi e piccini. Il tutto è accompagnato da laboratori per bambini, musical e spettacoli teatrali a tema che si concludono nell’ultimo giorno con il rogo in piazza del pupazzo della strega.

Inoltre si tengono nel corso dell’anno rassegne, convegni ed eventi di vario tipo che si riallacciano alla ricca tradizione storica e culturale di questo comune e dei suoi personaggi illustri tra i quali, oltre che Sisto V, il pittore Giacomo Bonfini da Patrignone, l’architetto Giuseppe Sacconi, il cardinale Carlo Sacconi e il grande umanista e storico Antonio Bonfini.